martedì 14 luglio 2009

OGGI SCIOPERO



Sulla scia di quanto già scrittovi nel mio post al seguente link (al punto 2), ho deciso di aderire a questa iniziativa che, credo, molto importante, anzi esiziale per la democrazia, la libertà d'opinione e d'espressione nel nostro paese...


Adesione all'appello di Diritto alla Rete contro il DDl alfano che imbavaglia la Internet italiana




Vi riporto la nascita dell'idea dal sito http://dirittoallarete.ning.com/
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Come è nata l'idea
Blogger e giornalisti-blogger, attraverso uno scambio di telefonate ed e mail, hanno deciso di agire. Per dare un segnale forte attraverso la Rete. Gli Usa hanno eletto la prima volta un presidente di colore grazie alla libera condivisione delle informazioni in Internet. Barack Obama ha creduto nella Rete e sta facendo la differenza con un messaggio forte di cambiamento. In Italia, al contrario, una politica "vecchia" vuole impedire la libertà d'informazione attraverso giornali, siti internet e blog. Con leggi ad personam come il DDL Alfano che sono un attacco alla democrazia.
Alessandro - Guido - Enzo

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Sul Vangelo: in principio era il Verbo (la "parola"...)
Voltaire: "non approvo ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo..."

Chi ci governa, credo, abbia smesso di interrogarsi sulle profondità della vita...

Vi prego, fate girare...il più possibile...

Grazie

Diego

venerdì 26 giugno 2009

Un sussulto di dignità...

Qui c’è bisogno di un sussulto di dignità. Talmente necessario, in quanto l’uomo che si attribuisce il nostro consenso circa il suo modo di essere si è intromesso, a mio parere è un fatto ormai, nelle nostre logiche di pensiero, rischiando di alterare la stessa nostra percezione di noi stessi.

Dobbiamo renderci conto che non guardiamo più la nostra immagine riflessa nello specchio.

Mi spiego meglio.

Attribuisco consenso a idee, comportamenti, modi di fare e alle persone che rappresentano tali elementi, se con me hanno, in genere, “affinità”.

Quando il consenso è elevato qualitativamente, si può avere una “quasi uguaglianza”. Le idee “tue” si possono quasi sovrapporre alle “mie”. Tale congiuntura edifica uno specchio davanti al quale “tu”, “io”, difficilmente diverremo separabili…

Non è sempre un buon segno, pena la capacità critica, sempre necessaria. Mantenere le distinzioni in un contesto simile è difficile. Scongiurare il passaggio, una specie di transfer, del “te” al “me” è arduo ma ancora fattibile, se il gioco dell’aderenza di cui sopra è comunque guidato da me medesimo. Il soggetto, principe, non passivo.

Snaturarmi, insomma, è pericoloso.

Berlusconi dichiara. “gli italiani mi vogliono così…io non cambio…”

Lo stravolgimento simbolico, semantico, semiotico della dialettica bene-male che egli rappresenta è, parimenti al mio snaturamento, pericoloso.

Egli, attuale capo del governo, proprietario di reti televisive - portatrici per loro stessa natura di pedagogie indotte -; indirettamente controllore della tv di stato; invischiato in un perverso manifestarsi della sua licenziosità, rivelatrice del suo considerare la donna mero oggetto; egli, soggetto palesemente divenuto ricattabile - “il” pericolo per una nazione guidata da un uomo in siffatte condizioni-; che emana leggi che puniscono chi va con le prostitute, ma ospita, e, stante alle dichiarazioni (e alle registrazioni, poste ai sigilli dai pm) in corso di analisi processuale, va a letto, con delle escort (termine più edulcorato di prostituta); che, non dimentichiamo, partecipa al Family Day, difendendo la famiglia, sacra, i valori della stessa; egli, platealmente, pubblicamente, sconfessato dalla ex moglie, la Sig.ra Veronica Lario, definito “una persona che non sta bene”; egli, evidentemente un bugiardo, ancorchè ricopra cariche istituzionali - per farsene maggiore idea, visitate e leggete, vi prego nella sua interezza, questo link (http://temi.repubblica.it/repubblicaspeciale-altre-dieci-domande-a-silvio-berlusconi/2009/06/25/le-dieci-nuove-domande-al-cavaliere/); che continua a rilasciare dichiarazioni turbative di mercato (“non bisogna dare pubblicità ai catastrofisti”); che ostacola la libertà di informazione, la libertà d’opinione, la libertà di sentirsi sicuri di possedere una giustizia che garantisce l’obbligo dell’azione penale (riflettete al paradosso che il suo partito si chiami “Popolo della libertà”); e tantissimo altro, è l’usurpatore delle nostre immagini riflesse.

Dal momento in cui dichiara, ripeto: “gli italiani sono con me…io non cambio, mi vogliono perché sono buono, generoso, sincero, leale e mantengo le promesse”, genera l’immagine riflessa nel mio specchio con la forza del potere immenso che possiede.

Non ha alcun ritegno, pudore, piuttosto che chiedere scusa (“non c’è nulla per cui io debba chiedere scusa”), egli lava, purificandola, la sua immagine asserendo che sono io, noi, che lo vogliamo così.

Cosa vuol dire? Vuol dire che per sua scelta, insindacabile, io gli sono “affine”, gli sono “quasi uguale”, non potrebbe essere altrimenti: sono costretto a vederla in questa maniera, perché di fronte all’assurdità che rappresenta, io, potrei giustificarlo, “volerlo così”, solo se riscontrassi in me le medesime vocazioni…

Non c’è altrimenti…fatta salva l’eventuale, a me oscura, presenza di un “bene” che va oltre ogni nostra capacità di intendere…

Insomma, se quello che dice è vero (noi lo vogliamo così, egli è buono, leale, ecc.), e allo stesso tempo le evidenti, neanche da lui stesso smentite “problematiche” sono vere (vedi sopra), allora vuol dire che io, noi, gli siamo complici…”affini”.

Ma io sono veramente così?

Noi, figli della Resistenza, momento di infinità dignità sfociata nell’avverarsi del sogno Costituzionale, siamo questa immagine?

Siamo questa immagine? (lo sto gridando!)

Siamo questa immagine? (ancora…)

Vediamo questa immagine nel nostro specchio?

Negli anni, davanti al mio specchio, lottando con i miei mille pervasivi difetti, ho aspirato a rendermi “quasi uguale” all’immagine di Malcolm X nel film di Spike Lee quando cammina per le strade poco prima di entrare nel luogo dove venne ucciso (la canzone inglese dice “I know, changes go come… Oh Yes It twill…” – “so che le cose cambieranno…si, lo faranno…”); ho aspirato a rendermi “quasi uguale” all’immagine di un Bob Dylan che cantava “Blowin’ in the wind”, le speranze di farsi partecipi di un mondo migliore, senza guerre, in pace; ho aspirato, partendo sconfitto non potendo reggere minimamente il confronto, a rendermi “quasi uguale” al messaggio di Gesù Cristo: ieri, su un giornale, si riportava il passo del vangelo di Luca (12, 56-57): “Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo, ma come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?”

Se dovessi seguire l’immagine riflessa, coartatami, dovrei andare da qualunque donna a dire: “posso palpare un po’ la signora?” (frase pronunciata da Berlusconi a Bazzano, L’Aquila, durante una foto con l’assessore provinciale trentina alle pari opportunità il 25 Aprile scorso, tra le rovine del terremoto d’Abruzzo)

Voglio cercare di essere una persona migliore…

Diego


martedì 23 giugno 2009

Il sesso e i politici...

“Io credo si tratti di puro e semplice provincialismo…Basta! Insomma, io sono andata a letto con i politici pur di fare carriera… penso che molte donne lo facciano… e non ci vedo nulla di male…”
Si prevede pioggia.
Vedo le nuvole avvicinarsi.
La radio tuttavia si sente bene, anche se queste parole meriterebbero, credo, il livello di un errore di comprensione dovuta ad interferenze, o quantomeno il rango di uno scherzo.
Non è il perbenismo che mi pervade. E neanche il tabù. Tutt’altro. Ritengo la libertà sessuale consapevole, paritaria, un vanto della maturità di una collettività. Non è questo il punto.
Mi permetto di afferrare, interpretandolo a mio modo - è evidente -, un senso di decantata vittoria liberatoria nelle parole di questa sconosciuta intervenuta. Come le dichiarazioni sfogate: nella persona che le promana creano particelle di successo, “tu, uomo, sei mio…basta un solo cenno della mia volontà sul mio corpo…e raggiungo il mio volere…”
Vincere…
Vincere, a volte, è confondere la resa, inglobandosi da vinti nel ventre di chi veramente serviamo…
Mi chiedo infatti: donna, costretta ad ammettere che vendendoti tu stia “decidendo”, non stai forse “servendo”? Intendo dire: in un mondo, ahimè profondamente maschilista, l’esclamazione “io sono andata a letto con i politici pur di fare carriera…” non presuppone già che “chi” decide è “il maschio”, che soltanto dopo saziato nei suoi bisogni più istintuali, forse, ti concederà l’accesso alla dignità dei tuoi meriti?
Non è una resa?
Spacciata per vittoria? Da me letta come “visto, che non posso altrimenti…”?
Non si tratta d’ambire a sentirsi la migliore amatrice, capace di far impazzire il destinatario delle proprie attenzioni sessuali, fine legittimo di una donna (e pur d’un uomo, parimenti); si tratta invece di voler accedere alle proprie gratificazioni sapendo, consciamente, di dover sfondare la porta del potere maschile con la resa del proprio corpo...
Ma non è già concedergli a torto, rassegnate, l’esclusiva capacità dell’intelligenza, dei valori, delle qualità? Non c’è il rischio che si tratti di giudicarsi solo al massimo “furbe”, ma mai “migliori” del “maschio-imperante”, lui, che non sa ragionare, per la maggiore, se non per il tramite del soddisfacimento dei propri attributi?

Nel frattempo sono uscito dalla macchina. La giornata di lavoro è finita e torno alle quattro ruote parcheggiate. Piove. Fortemente. Accenno una corsa..
Piove
Sono zuppo. Trovo le chiavi. Cerco di portarle alla mano sinistra per aprire la portella…scopro che avevo l’ombrello, e non me n’ero accorto…
Cose così… che accadono…cose di cui non t’accorgi…
Come il doversi difendere da questa pioggia di maschilismo imperante…

Purtroppo, un uomo…

Diego