venerdì 26 giugno 2009

Un sussulto di dignità...

Qui c’è bisogno di un sussulto di dignità. Talmente necessario, in quanto l’uomo che si attribuisce il nostro consenso circa il suo modo di essere si è intromesso, a mio parere è un fatto ormai, nelle nostre logiche di pensiero, rischiando di alterare la stessa nostra percezione di noi stessi.

Dobbiamo renderci conto che non guardiamo più la nostra immagine riflessa nello specchio.

Mi spiego meglio.

Attribuisco consenso a idee, comportamenti, modi di fare e alle persone che rappresentano tali elementi, se con me hanno, in genere, “affinità”.

Quando il consenso è elevato qualitativamente, si può avere una “quasi uguaglianza”. Le idee “tue” si possono quasi sovrapporre alle “mie”. Tale congiuntura edifica uno specchio davanti al quale “tu”, “io”, difficilmente diverremo separabili…

Non è sempre un buon segno, pena la capacità critica, sempre necessaria. Mantenere le distinzioni in un contesto simile è difficile. Scongiurare il passaggio, una specie di transfer, del “te” al “me” è arduo ma ancora fattibile, se il gioco dell’aderenza di cui sopra è comunque guidato da me medesimo. Il soggetto, principe, non passivo.

Snaturarmi, insomma, è pericoloso.

Berlusconi dichiara. “gli italiani mi vogliono così…io non cambio…”

Lo stravolgimento simbolico, semantico, semiotico della dialettica bene-male che egli rappresenta è, parimenti al mio snaturamento, pericoloso.

Egli, attuale capo del governo, proprietario di reti televisive - portatrici per loro stessa natura di pedagogie indotte -; indirettamente controllore della tv di stato; invischiato in un perverso manifestarsi della sua licenziosità, rivelatrice del suo considerare la donna mero oggetto; egli, soggetto palesemente divenuto ricattabile - “il” pericolo per una nazione guidata da un uomo in siffatte condizioni-; che emana leggi che puniscono chi va con le prostitute, ma ospita, e, stante alle dichiarazioni (e alle registrazioni, poste ai sigilli dai pm) in corso di analisi processuale, va a letto, con delle escort (termine più edulcorato di prostituta); che, non dimentichiamo, partecipa al Family Day, difendendo la famiglia, sacra, i valori della stessa; egli, platealmente, pubblicamente, sconfessato dalla ex moglie, la Sig.ra Veronica Lario, definito “una persona che non sta bene”; egli, evidentemente un bugiardo, ancorchè ricopra cariche istituzionali - per farsene maggiore idea, visitate e leggete, vi prego nella sua interezza, questo link (http://temi.repubblica.it/repubblicaspeciale-altre-dieci-domande-a-silvio-berlusconi/2009/06/25/le-dieci-nuove-domande-al-cavaliere/); che continua a rilasciare dichiarazioni turbative di mercato (“non bisogna dare pubblicità ai catastrofisti”); che ostacola la libertà di informazione, la libertà d’opinione, la libertà di sentirsi sicuri di possedere una giustizia che garantisce l’obbligo dell’azione penale (riflettete al paradosso che il suo partito si chiami “Popolo della libertà”); e tantissimo altro, è l’usurpatore delle nostre immagini riflesse.

Dal momento in cui dichiara, ripeto: “gli italiani sono con me…io non cambio, mi vogliono perché sono buono, generoso, sincero, leale e mantengo le promesse”, genera l’immagine riflessa nel mio specchio con la forza del potere immenso che possiede.

Non ha alcun ritegno, pudore, piuttosto che chiedere scusa (“non c’è nulla per cui io debba chiedere scusa”), egli lava, purificandola, la sua immagine asserendo che sono io, noi, che lo vogliamo così.

Cosa vuol dire? Vuol dire che per sua scelta, insindacabile, io gli sono “affine”, gli sono “quasi uguale”, non potrebbe essere altrimenti: sono costretto a vederla in questa maniera, perché di fronte all’assurdità che rappresenta, io, potrei giustificarlo, “volerlo così”, solo se riscontrassi in me le medesime vocazioni…

Non c’è altrimenti…fatta salva l’eventuale, a me oscura, presenza di un “bene” che va oltre ogni nostra capacità di intendere…

Insomma, se quello che dice è vero (noi lo vogliamo così, egli è buono, leale, ecc.), e allo stesso tempo le evidenti, neanche da lui stesso smentite “problematiche” sono vere (vedi sopra), allora vuol dire che io, noi, gli siamo complici…”affini”.

Ma io sono veramente così?

Noi, figli della Resistenza, momento di infinità dignità sfociata nell’avverarsi del sogno Costituzionale, siamo questa immagine?

Siamo questa immagine? (lo sto gridando!)

Siamo questa immagine? (ancora…)

Vediamo questa immagine nel nostro specchio?

Negli anni, davanti al mio specchio, lottando con i miei mille pervasivi difetti, ho aspirato a rendermi “quasi uguale” all’immagine di Malcolm X nel film di Spike Lee quando cammina per le strade poco prima di entrare nel luogo dove venne ucciso (la canzone inglese dice “I know, changes go come… Oh Yes It twill…” – “so che le cose cambieranno…si, lo faranno…”); ho aspirato a rendermi “quasi uguale” all’immagine di un Bob Dylan che cantava “Blowin’ in the wind”, le speranze di farsi partecipi di un mondo migliore, senza guerre, in pace; ho aspirato, partendo sconfitto non potendo reggere minimamente il confronto, a rendermi “quasi uguale” al messaggio di Gesù Cristo: ieri, su un giornale, si riportava il passo del vangelo di Luca (12, 56-57): “Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo, ma come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?”

Se dovessi seguire l’immagine riflessa, coartatami, dovrei andare da qualunque donna a dire: “posso palpare un po’ la signora?” (frase pronunciata da Berlusconi a Bazzano, L’Aquila, durante una foto con l’assessore provinciale trentina alle pari opportunità il 25 Aprile scorso, tra le rovine del terremoto d’Abruzzo)

Voglio cercare di essere una persona migliore…

Diego


martedì 23 giugno 2009

Il sesso e i politici...

“Io credo si tratti di puro e semplice provincialismo…Basta! Insomma, io sono andata a letto con i politici pur di fare carriera… penso che molte donne lo facciano… e non ci vedo nulla di male…”
Si prevede pioggia.
Vedo le nuvole avvicinarsi.
La radio tuttavia si sente bene, anche se queste parole meriterebbero, credo, il livello di un errore di comprensione dovuta ad interferenze, o quantomeno il rango di uno scherzo.
Non è il perbenismo che mi pervade. E neanche il tabù. Tutt’altro. Ritengo la libertà sessuale consapevole, paritaria, un vanto della maturità di una collettività. Non è questo il punto.
Mi permetto di afferrare, interpretandolo a mio modo - è evidente -, un senso di decantata vittoria liberatoria nelle parole di questa sconosciuta intervenuta. Come le dichiarazioni sfogate: nella persona che le promana creano particelle di successo, “tu, uomo, sei mio…basta un solo cenno della mia volontà sul mio corpo…e raggiungo il mio volere…”
Vincere…
Vincere, a volte, è confondere la resa, inglobandosi da vinti nel ventre di chi veramente serviamo…
Mi chiedo infatti: donna, costretta ad ammettere che vendendoti tu stia “decidendo”, non stai forse “servendo”? Intendo dire: in un mondo, ahimè profondamente maschilista, l’esclamazione “io sono andata a letto con i politici pur di fare carriera…” non presuppone già che “chi” decide è “il maschio”, che soltanto dopo saziato nei suoi bisogni più istintuali, forse, ti concederà l’accesso alla dignità dei tuoi meriti?
Non è una resa?
Spacciata per vittoria? Da me letta come “visto, che non posso altrimenti…”?
Non si tratta d’ambire a sentirsi la migliore amatrice, capace di far impazzire il destinatario delle proprie attenzioni sessuali, fine legittimo di una donna (e pur d’un uomo, parimenti); si tratta invece di voler accedere alle proprie gratificazioni sapendo, consciamente, di dover sfondare la porta del potere maschile con la resa del proprio corpo...
Ma non è già concedergli a torto, rassegnate, l’esclusiva capacità dell’intelligenza, dei valori, delle qualità? Non c’è il rischio che si tratti di giudicarsi solo al massimo “furbe”, ma mai “migliori” del “maschio-imperante”, lui, che non sa ragionare, per la maggiore, se non per il tramite del soddisfacimento dei propri attributi?

Nel frattempo sono uscito dalla macchina. La giornata di lavoro è finita e torno alle quattro ruote parcheggiate. Piove. Fortemente. Accenno una corsa..
Piove
Sono zuppo. Trovo le chiavi. Cerco di portarle alla mano sinistra per aprire la portella…scopro che avevo l’ombrello, e non me n’ero accorto…
Cose così… che accadono…cose di cui non t’accorgi…
Come il doversi difendere da questa pioggia di maschilismo imperante…

Purtroppo, un uomo…

Diego

domenica 21 giugno 2009

Amici sconosciuti...

Ti chiedo scusa amica sconosciuta.
Ti chiedo scusa per l’inerzia dettata dal mio benessere. Cosa volevi fare? Quale il tuo sogno? Sciare… Lo sai fare bene. Vorresti, ma non puoi, partecipare ad una gara vera…
Ma non puoi farlo nella tua Iran.
Ti chiedo scusa amico sconosciuto…
Ti chiedo scusa per l’inerzia dettata dal mio benessere. Sei un artista. Dipingi. In Iran. E per ciò che dipingi sei stato condannato. Come “corruttore del popolo”, ed è la pena più grande quella che ti aspetta… Ma riuscirai a comprarti la salvezza vendendo alcuni dei tuoi quadri all’estero…
Ti chiedo scusa amico sconosciuto...
Ti chiedo scusa per l’inerzia dettata dal mio benessere. Ami la musica trash-metal. Nel tuo paese, l’Iran, è bandita. Ma attraverso quella musica tu incanali la tua voglia di esprimerti. E vai oltre le limitazioni. Anzi, riesci anche ad autoprodurti, con alcuni amici registi, un video di una tua canzone. Non hai alcun riferimento da prendere come esempio sull’argomento, è molto difficile avere contatti via internet su di una cosa che nel tuo paese è considerata corruttiva.
Ma non ti fermi.
Amici iraniani, sconosciuti, Vi chiedo scusa per quel mio collega: “Tanto non cambia niente. E’ inutile votare, è inutile sperare, cambiare…” E’ passato un po’ da quando ho visto le vostre storie, complice una tv satellitare che ci ha fatto conoscere “sconosciutamente”. Non c’erano ancora state le vostre elezioni (rivelatesi una farsa, purtroppo, e per la quale ora manifestate).
Ed era a breve, che si sarebbero tenute le nostre. Mi trovavo a parlarne con un collega, e fu in quella occasione (a riguardo delle nostre elezioni) che si espresse in quel modo. I giorni sono trascorsi, e a vedervi lottare per le strade, nonostante la repressione, i basij (gruppo paramilitare integralista – girano con le moto con i manganelli a picchiare), gli spari su di voi manifestanti civili, rivendicanti il rispetto dei vostri diritti per avere “il” cambiamento, più democrazia, più libertà, mi fa riflettere profondamente. Mi fa sentire a disagio. Ho fatto un’associazione. Forse azzardata, imprudente, imparagonabile, ve ne chiedo scusa (ancora). Mi sono detto: “guarda, chi sarebbe più autorizzato, paradossalmente, a non fare nulla, impedito, fermato, nella speranza di modificare qualcosa semplicemente facendo sentire la propria voce, represso da un potere così violento, in scalfibile, protesta. Grida, va in piazza. Nonostante gli spari. Nonostante i manganelli. Nonostante il pericolo di perdere la vita. Nonostante i morti…”
E noi?
Ed io?
Il tutto si racchiude sinteticamente nella frase del collega. Frase che, ahimè, i miei atteggiamenti, hanno fatto propria chissà quante volte più o meno consapevolmente.
Vi chiedo scusa.
Forse solo chi veramente è allo stremo non si pone domande, non si schermisce con la costruzione di alibi, giustificazioni, e agisce. Semplicemente per il solo fatto di non rimanere fermo: l’immobilità come complicità. Vi chiedo scusa. Per l’inerzia dettata dal mio benessere. State lottando. Stanno cercando di isolarvi, chiudendo ogni canale di comunicazione con l’esterno: i giornalisti, le tv, internet. Ma anche grazie a quest’ultima tecnologia, qualcosa comunque viene fuori: video, immagini rubate tramite i cellulari e scaricate in rete non appena possibile. Perché è importante non essere soli. Non sentirsi soli. Far viaggiare il pensiero, le idee, le disperazioni, la disobbedienza civile, è difendere dall’oblio del nulla i sogni, i desideri, e il diritto di vivere in libertà di ognuno.
Allora, io, dovrei agire nel mio piccolo.
Nel mio paese. Battermi per la libertà di espressione. Per la libertà dell’informazione. Per la libera circolazione delle idee.
Seneca diceva: “un’ idea buona, è patrimonio di tutti” .
Voglio sperare che anche il mio piccolo e inconfrontabile sforzo, paragonato ai vostri, possa essere d’aiuto a concorrere all’”universalizzazione” dei diritti.
Nel mio piccolo:
- voglio che la libertà di espressione venga tutelata (sia in rete che non - vedi iniziativa FREEBLOGGER) - voglio che i politici, siano persone trasparenti e, soprattutto, che si considerino, nell’accezione positiva, “servitori dello stato e dei cittadini”, non il contrario (vicende d’attualità sul presidente del consiglio Silvio Berlusconi: non è gossip, è l’uomo nella sua interezza, nella sua complessità – pubblica e privata -, che ricopre incarichi di responsabilità verso la popolazione, non una parte di esso).
- voglio che la sicurezza di ognuno sia garantita dallo stato (NO alle ronde) - voglio che nel nostro paese, come dettato dalla Costituzione (Art. 3): la legge sia uguale per tutti.
- Voglio che non vengano promulgate le misure contenute nel pacchetto sicurezza in arrivo al Senato che bloccano di fatto lo strumento principe per le indagini: le intercettazioni; nonché la morte del dovere d’informare i cittadini (vedi appello de “La Repubblica” http://www.repubblica.it/speciale/2009/appelli/dovere-di-informare/index.html)
- voglio che i telegiornali del mio paese, specialmente quelli che contribuisco a mantenere in vita pagando il canone, diano risalto a quanto sta accadendo all’immagine del presidente Silvio Berlusconi (da uno studio fatto recentemente, il 70% della popolazione – il 70%!!! – forma le proprie convinzioni, le proprie idee su ciò che lo circonda seguendo la tv. In virtù di questo è incredibile che il tg1 (ma è un problema di molti, troppi, tg), telegiornale principe dell’informazione pubblica, non dia tali notizie!)

E tante altre cose…(per motivazioni ad alcuni dei punti soprastanti: http://unpojokerunpobatman.blogspot.com/2009/06/freeblogger.html)
E Voglio che i miei amici sconosciuti iraniani siano liberi di protestare senza subire alcun tipo di violenza. Nel mio piccolo, sostengo pienamente la vostra protesta.
Amici, vi guardo in queste foto (prego ognuno di noi di avere il coraggio di guardarle tutte)…(http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/scontri-teheran/1.html).
Sono con voi…
Per la “universalizzazione dei diritti”, alla quale concorrono le lotte per il mantenimento di quelli acquisiti oltre che naturalmente, la loro creazione, dove non sono mai esistiti.

(Vi prego di far girare. Ognuno di noi si senta non solo importante per il proprio mondo…)

Diego

giovedì 18 giugno 2009

Obbligo di trasparenza...

La via della conoscenza. Della verità. Della consapevolezza.

Se camminassi lungo questi sentieri potrei dire di essere sereno.

Camminare lungo questi sentieri, però, è compito arduo. Molto.

Accedere alle informazioni del quotidiano: la conoscenza.

Iniziare a filtrarne le sfaccettature, alla ricerca della verità. Solo una volta trovata questa, ambire alla consapevolezza; altrimenti, illusoria.

Sono dell’opinione che l’acqua all’interno della brocca abbia tale conformazione sia per “se stessa in sé” che per la caratterizzazione delle pareti della brocca stessa.

Per cui alla mia disperata ricerca di consapevolezza, potrebbe concorrere positivamente, aiutandomi non poco, la “caratterizzazione” di ciò che “mi contiene” (non solo ciò che è il mio “contenuto”).

In questo, a mio avviso, si esprimerebbe la tendenza “sociale” che ci rende particolari. Io e gli altri in un continuo rincorrerci pedagogico: “io” sono me stesso in quanto tale, ma anche perché in “reazione” a tutto il resto. Per questo, ognuno, ha responsabilità non solo unicamente verso se stesso, ma congiuntamente aanche er gli altri.

Ho letto: “la peggiore schiavitù, è quella che si ignora”.

Vorrei non essere schiavo, vorrei che nessuno lo fosse.

Vorrei non lasciare ai miei figli un “contenitore” della loro “acqua” che li schiavizzi.

Quindi, ambire a quella consapevolezza è di vitale importanza: essa nutre quanto il cibo che passa dalle nostre bocche.

Io vorrei trasparenza, il più possibile.

Io vorrei che ognugno accettasse le proprie responsabilità, nel bene e nel male.

Vorrei la verità, sempre, anche la più cruda…

Non è quello che vedo, purtroppo…

Vedo, invece, un Italia continuamente messa sotto confusione: la verità “rappresentata” che nasconde quella reale, a vantaggio di chi ha il potere.

Ciò che sta accadendo nella nostra società italiana è il capovolgimento del bene e del male.

Tutti, e soprattutto chi detiene responsabilità istituzionali, abbiamo il dovere inconfutabile di essere trasparenti, nessun diritto di porsi al di sopra della legge.

Il dover governare, l’investitura popolare, non sono un lavacro d’impunità…

Non so che farmene di un potere che conosce, che sa la verità e che è consapevole, ma solo nella sua testa…

Lasciando confusa la mia, la nostra…

Una forma di schiavitù, è quella del pensiero…

E non è solo un problema di astrattezze filosofiche, è anche stramaledettamente pratico: come suggeritomi da qualche serio giornalista, leggendone il pensiero: chi ha il potere non deve essere ricattabile; egli, per gli incarichi che ricopre puo’ essere, ad esempio, riferimento dei servizi segreti, insomma tutto ciò che lo riguarda, istituzionalmente parlando, riguarda la nostra sicurezza, la sicurezza nazionale. Per questo non deve essere una persona ricattabile…

Ma per non esserlo, bisogna inseguire la trasparenza vera, e non solo l’impunità costruita per legge…


Diego

domenica 14 giugno 2009

FREEBLOGGER

Ciao a tutti,

dopo un bel po' di tempo, torno a scrivere...

E' un momento difficilissimo, pericoloso per la nostra democrazia...

Il governo ha imposto la fiducia alla Camera sul disegno di legge sulla sicurezza...

Il termine "sicurezza", a mio avviso, è improprio, inadeguato, fuorviante...

Non c'è nulla che riguardi veramente la nostra sicurezza.

Vi riporto a proposito tre elementi che potranno meglio chiarirVi il perchè delle mie idee.

 

Per spiegare meglio rimanderò ad alcuni link...

 

Buona lettura e, buona riflessione:

 

1 - L'emendamento approvato sulle intercettazioni, strumento principe per garantire la NOSTRA SICUREZZA, di fatto rese impossibili. Nonchè l'affossamento della libera informazione e del diritto sancito dalla Costituzione alla pubblica opinione:

 

Vi riporto tre link:

- Intervista al procuratore aggiunto a Milano, Spataro:"Sarà impossibile salvare vite umane e tanti omicidi resteranno irrisolti" http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/ddl-sicurezza-6/spataro-intervista/spataro-intervista.html

 

- Link all'appello de "La Repubblica"  contro l'emendamento in questione (io, naturlamente, ho firmato) http://www.repubblica.it/speciale/2009/appelli/dovere-di-informare/index.html

 

- Le dichiarazioni importanti del nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/ddl-sicurezza-6/napolitano-stampa/napolitano-stampa.html

 

2 - Nello stesso disegno di legge, è contenuta quella che possiamo definire la “morte della libera espressione in Rete” praticamente la orrenda disincentivazione ad usare internet per far circolare le informazioni.

Migliori informazioni al link: http://punto-informatico.it/2641517/PI/Commenti/chiuso-rettifica.aspx

A contrastare tutto ciò, il sito di BeppeGrillo ha creato l’iniziativa FREEBLOGGER (da cui il titolo del presente post), a cui ho aderito mandando una mia foto che vi posto.

 

3 – In ultimo, le ronde, che “dovrebbero” garantire la nostra sicurezza, sfido chiunque ad affermare che quanto contenuto nell’articolo a cui vi rimando, ci debba far sentire sicuri…(sono veramente preoccupato). http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/ddl-sicurezza-6/indagine-ronde-nere/indagine-ronde-nere.html

 

Prego ognuno di noi, nel proprio piccolo di coltivare un minimo di attenzione sociale, prima che sia troppo tardi…

 Vi prego di diffondere

 Grazie

 Ciao

 Diego