Il gruppo di danza finisce il proprio balletto alla grande serata programmata da tempo; si riunisce negli spogliatoi e si abbraccia, tutti guardano, da dietro la grande vetrata, il tabellone che li vede in cima al risultato della giuria.
Da un’altra parte, alla nostra festa di laurea, i nostri amici, quelli magari delle superiori che ci hanno seguito nel faticoso cammino universitario, ci prendono in braccio, ci fanno volare in alto in barba alla nostre dichiarate vertigini.
Quando mi diedero un cinque, quella volta, era perché avevo finalmente fatto l’operazione che avevo sempre rinviato. I miei amici, e i miei parenti mi strinsero in un coacervo di polsi, di ulne, di radio, di omeri, e mi fecero sentire non “scientificamente” al settimo cielo ma “umanamente” al settimo cielo: sembrava che tutte quelle ossa si trasformassero in autentici abbracci spirituali.
Quelli della squadra di calcio vincono lo scudetto e si abbracciano senza pensare a nient’altro, perché è l’ultima giornata di campionato e lassù, in alto, c’è il nome di ognuno celato da quello della loro squadra…il capitano corre verso lo spogliatoio che aveva disertato momentaneamente per via dei giornalisti della testata sportiva pagante i diritti; viene accolto da un abbraccio commosso.
E pianti di gioia, e pianti liberatori.
Siamo stati, se non di questi casi specifici, i soggetti indiscussi di particolari situazioni che ci hanno visto, dopo un lungo meditare, dopo un’attenta abnegazione, vincitori di una causa, qualunque essa fosse.
In questi momenti, in genere, ci diamo “il cinque”.
Ecco, darsi “il cinque”.
Quante volte ce lo scambiamo, quante volte ormai mettiamo in atto la sua variante: quella di stringersi la mano incrociando i palmi tra il pollice e l’indice, mantenendo la presa, guardandosi negli occhi.
E molto facile in questi casi sentirsi bene, sentirsi in pace, anche solo per un secondo. Ci coccoliamo, stretti da un abbraccio che si fa reale, vero; una comunione momentanea di intenti; di fatiche patite; di voglie represse; di sogni realizzati, fosse solo quello di passare bene una serata in compagnia.
Da piccolo vedevo il Wrestling. Il mio mito era Hulk Hogan (che ogni tanto tuttora lotta), e la voce di Dan Peterson…
“Amici sportivi (“spourtivi” pronuncia americaneggiante) benvenuti a puntata 164 di Wrestling Spotlight…”
…che ricordi!
C’è stata, coeva, la grandissima riesumazione del Wrestiling, questa mega-farsa dove lottatori professionisti palestratissimi (non proprio tutti-tutti) si scontrano recitando parti che, inutile negarlo, li segna per sempre di omonimia del proprio personaggio con la propria personalità: insomma, per farla blanda, io credevo che Hulk Hogan-personaggio fosse Hulk Hogan-persona anche nella realtà.
Recentissimamente è morto “Eddie Guerrero”, lottatore del Wrestling attuale; ed è morto sul serio.
La notizia mi ha preso.
Come mi ha preso vedere stamattina (davo un’occhiata malinconica, ma mica solo malinconica, alla trasmissione) i tributi rivolti all’”amico” Eddie. Ho visto che loro stessi, i lottatori stessi (e tra quelli, anche, che recitavano la parte dei più cattivissimi) ammettevano la dualità sociologica imperversante nelle loro vite: “Sul ring è stato il mio più acerrimo nemico (e chi conosce un po’ il Wrestling sa all’interno dello spettacolo a cosa incorrono i nemici), ma nella vita era il mio migliore amico”
Ed ecco immagini di abbracci sul ring, di “cinque” strettissimi, di sorrisi…
Mi chiedo: fin dove arriva la capacità di recitare?, tolta l’apparenza, si scopre forse la profondità dei loro rapporti dei quali queste esternazioni possono essere un flebile straripamento ai danni della sceneggiatura?
O forse, fanno parte, della sceneggiatura?
Non so.
Quello che so è il ricordo recentissimo dell’esclamazione dei miei cuginetti piccolini, assidui osservatori del Wrestling, quando hanno visto una puntata registrata con Eddie Guerriero (ripeto, scomparso veramente)…
“Mamma mamma, allora non era morto veramente!!!”
Abbiamo dato delle spiegazioni…
Nel frattempo, ovunque sia, saluto Eddie, quello, però, che non ho mai conosciuto…
27
Diego Fanelli
(post pubblicato sul sito CentoPassi nel 2005)