giovedì 18 giugno 2009

Obbligo di trasparenza...

La via della conoscenza. Della verità. Della consapevolezza.

Se camminassi lungo questi sentieri potrei dire di essere sereno.

Camminare lungo questi sentieri, però, è compito arduo. Molto.

Accedere alle informazioni del quotidiano: la conoscenza.

Iniziare a filtrarne le sfaccettature, alla ricerca della verità. Solo una volta trovata questa, ambire alla consapevolezza; altrimenti, illusoria.

Sono dell’opinione che l’acqua all’interno della brocca abbia tale conformazione sia per “se stessa in sé” che per la caratterizzazione delle pareti della brocca stessa.

Per cui alla mia disperata ricerca di consapevolezza, potrebbe concorrere positivamente, aiutandomi non poco, la “caratterizzazione” di ciò che “mi contiene” (non solo ciò che è il mio “contenuto”).

In questo, a mio avviso, si esprimerebbe la tendenza “sociale” che ci rende particolari. Io e gli altri in un continuo rincorrerci pedagogico: “io” sono me stesso in quanto tale, ma anche perché in “reazione” a tutto il resto. Per questo, ognuno, ha responsabilità non solo unicamente verso se stesso, ma congiuntamente aanche er gli altri.

Ho letto: “la peggiore schiavitù, è quella che si ignora”.

Vorrei non essere schiavo, vorrei che nessuno lo fosse.

Vorrei non lasciare ai miei figli un “contenitore” della loro “acqua” che li schiavizzi.

Quindi, ambire a quella consapevolezza è di vitale importanza: essa nutre quanto il cibo che passa dalle nostre bocche.

Io vorrei trasparenza, il più possibile.

Io vorrei che ognugno accettasse le proprie responsabilità, nel bene e nel male.

Vorrei la verità, sempre, anche la più cruda…

Non è quello che vedo, purtroppo…

Vedo, invece, un Italia continuamente messa sotto confusione: la verità “rappresentata” che nasconde quella reale, a vantaggio di chi ha il potere.

Ciò che sta accadendo nella nostra società italiana è il capovolgimento del bene e del male.

Tutti, e soprattutto chi detiene responsabilità istituzionali, abbiamo il dovere inconfutabile di essere trasparenti, nessun diritto di porsi al di sopra della legge.

Il dover governare, l’investitura popolare, non sono un lavacro d’impunità…

Non so che farmene di un potere che conosce, che sa la verità e che è consapevole, ma solo nella sua testa…

Lasciando confusa la mia, la nostra…

Una forma di schiavitù, è quella del pensiero…

E non è solo un problema di astrattezze filosofiche, è anche stramaledettamente pratico: come suggeritomi da qualche serio giornalista, leggendone il pensiero: chi ha il potere non deve essere ricattabile; egli, per gli incarichi che ricopre puo’ essere, ad esempio, riferimento dei servizi segreti, insomma tutto ciò che lo riguarda, istituzionalmente parlando, riguarda la nostra sicurezza, la sicurezza nazionale. Per questo non deve essere una persona ricattabile…

Ma per non esserlo, bisogna inseguire la trasparenza vera, e non solo l’impunità costruita per legge…


Diego

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