Va bene, okay.
La sdraio è pronta, sarebbe quella che in genere, a casa, utilizzo per assestarmi il popò e poter scrivere qualche cosa. Avete mai provato quel senso di perfezione del “ticchettare” della tastiera? Quella di un portatile è il massimo…
Tac…tac…tac…
Ma quello non è l’unico suono che avverto.
C’è un suono che mi viene da molto vicino, che mi turba. Le sue vibrazioni confondo con quello che vedo all’esterno, con la gente che dalla finestra di casa mia, accovacciato su di una sdraio acquistata questa estate, posso scorgere intenta a vivere.
Ne passa di gente.
Inevitabilmente ne passano di ragazze.
Il suono che sento lo confondo con loro: come una canzone fatta a posta per me, che mi fa avvertire una forte tensione emotiva nel poterle scrutare, passare velocemente davanti alla mia strada e immaginare che stiano venendo a trovarmi.
Si. Abbracciare un’ estranea.
Cosa c’è di male? Niente, credo. Anzi, sarebbe bellissimo ricevere la visita di una sconosciuta (chi è donna può dire del sesso opposto; ma chiunque, lo dica anche del proprio, che tanto è la stessa cosa: LEGITTIMA).
Poi invece, matematicamente, mi ritrovo a non sentire il “RING” del citofono (un'altra onomatopea), mi assicura che le mie curiosità saranno vanificate dalla realtà.
Rimarrò solo, qua dentro, con l’unica consolazione del mio “sedere” che rimane tranquillo sul soffice.
Ma non sono le uniche occasioni di fantasticazione.
Il cuore fantastica.
Utilizzo il cuore e la sua capacità d’innamorarsi secondo tantissime stratificazioni.
Era ieri, 12 Novembre 2005, che al Centro Cento Passi abbiamo riaperto le “danze dell’anno”, il secondo anno di attività…ed era ieri, vale a dire qualche ora fa, che mi sono imbattuto in alcune ragazze che ballavano.
Ballavano bene.
E l’emozione saliva.
E il cuore fantasticava.
Ma poi come sempre si deve andare via: le cose che non si dicono, le cose che pensi non ti verrebbero ricambiate…
E la possibilità di avere un bacio, rubato, sfuma.
Un bacio rubato…
Inafferrato.
E quindi inafferrabile.
Mi viene in mente una poesia…è di Alberto Bevilacqua, la metto di seguito, si intitola “Come un albero, come la rondine”:
...è l'ultima davvero
telefonata fra noi, ma vorrei
lo tenessi presente che l'amore
è il mancato appuntamento e insieme
il momento azzeccato
l’inafferrabile: l’amore come quello “che non sarà”, e l’appagamento per questo “non sarà”.
Aumenta la cardiopatia dell’amore…e la cura dov’è???
Forse nei sogni?
Forse a guardare dalla finestra la gente che passa???
O forse a presentarsi e dire di quelle emozioni al corrispettivo destinatario?
Ma quando l’avrò conosciuta, la certezza…non spezzerà il sogno???
Confrontiamoci…
Ciao raga…
Diego Fanelli
(post già pubblicato sul sito CentoPassi nel 2005)
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