lunedì 2 febbraio 2009

La strada di Oxford…(Parte 1)

(Parte 1)

 

La mia matita ti aveva ferito, lo sapevo.

La mia scelta ti aveva infastidito, vero?

Era da tutto questo che scappavo, dalla consapevolezza che ti avevo fatto del male, che te ne fossi accorta e che non avessi avuto alcuna esitazione nel dirmi che avevo sbagliato persona, che come ad un telefono la voce di chi fa finta di non conoscerti fa male, tu avevi deciso di indicarmi la porta della tua stanza…

Così, correvo lungo il sentiero che ci accompagnava ogni giorno al college, in genere eravamo divisi, separati, ognuno con il proprio gruppo di amici…Ognuno con la propria storia…

Iniziai a correre a perdifiato, il profumo degli alberi di Oxford era fortissimo adesso che inspiravo come un pazzo e pieno di ira.

La mia matita in mano, la stringevo fortemente…

Iniziai ad urlare forte, forte, al vento che mi impediva di allontanarmi più velocemente da te e che allo stesso tempo sembrava indicarmi la strada che invece avrei voluto percorrere al contrario a dispetto della mia rabbia.


Immaginavo fosse sangue quello che avvertivo nella mano destra, la matita si era sicuramente spezzata nel palmo, ma io continuavo a stringere come se non me ne rendessi conto o come se invece me ne rendessi conto e con coscienza scegliessi di farmi del male…

La mia mano pertanto pulsava forte sotto la mia stretta.

E il paesaggio cambiava velocemente sotto i miei occhi.

 

Le gambe mulinarono per qualche minuto fin quando arrivai vicino ad una strada, la solita, quella che dopo un primo momento di smarrimento riconobbi essere sempre e soltanto la solita che ci conduceva al college. Ogni giorno, divisi, separati, ognuno con il proprio gruppo di amici…

 

Mi fermai, memore che le macchine potessero spuntare veloci…

 

Ma nessuna macchina sembrava avere la minima intenzione di passare quel giorno.

 

Quella strada era un luogo che adesso mi prestava ascolto. Era a forma di arco leggero, ed io, in prossimità della sua pancia, invadevo la sua parte interna. Praticamente “vivevo” all’interno del suo grembo, dentro una “c” molto larga, quasi una linea retta, e gli alberi di Oxford agli estremi di questa immagine chiudevano la vista.

Non sembrava parlarmi, ma pormi davanti ad una scelta, non meglio precisata…

Andando dritto, attraversandola, avrei raggiunto il solito posto del college…

Ma io mi fermai lì…

Mi tornarono in mente le immagini di qualche minuto prima. Un vortice di pensieri consecutivi, forti, veloci….Nella mente si manifestavano tutti i pensieri che non ti avevo detto…

 

Mi distolse, d’improvviso, dal pensiero spasmodico, un’aquila che apparendo da chissà dove mi sfrecciò davanti…

Sentii forte il suo sibilo nelle orecchie.

 

-take it…

 

Saltai su due piedi per la seconda volta. I due spaventi, uno dietro l’altro, mi avevano fatto rinsavire dai miei pensieri.

I suoi occhi decisi e profondi come saette nel guardarmi…

Mi voltai verso sua madre per avere conforto: una donna che era leggermente più lontano…

La signora si avvicinava senza che dicesse nulla.

Ero fermo al ciglio della strada.

L’aquila rispuntò al di là della bambina, al momento abbastanza lontano per costituire un pericolo.

Nessuna delle due sembrò far caso al rapace…

-take it…

La sua manina ora si era protesa più in avanti.

La penna che mi porgeva doveva averle scritto accidentalmente qualche rigagnolo nero sulla manina …

 

Sua madre era arrivata davanti a noi e stava per scostarla, per distoglierla dal suo intento.

La donna aveva una scollatura profonda…

Fui pervaso da quella visione in maniera del tutto improvvisa.

Ebbi l’ardore del guardare, ma l’ingenuità di manifestare un sorriso. La signora mi parve non sdegnarsi, bensì rispose con uno sguardo intenso…

 

Rimisi a fuoco l’aquila, e vidi negli occhi della sua traiettoria un non so che di pericoloso…

La vedevo avvicinarsi, la bambina era ancora in attesa che io, inchiodato, mi decidessi a raccogliere il suo dono…

 

Sentii che avrei dovuto difendere la piccola.

Che avrei dovuto scagliare la prima cosa che mi si presentava davanti e lanciarla sull’aquila.

Mi abbassai, in cerca di una pietra, ma sentii che non potevo sollevare alcunché.

Mi sentii come paralizzato.

Avevo la spalla bloccata nella posizione di allungamento.

Mi venne quasi spontaneo alzare lo sguardo a controllare che il tempo che stavo perdendo non fosse diventato oramai complice dell’aggressione alla bambina.

Quando mi voltai, non so bene cosa era accaduto, ma la bambina non era più vicino a me.

Era accovacciata, intenta a scrivere…

Per terra…

La piccola mi dava le spalle…

 

Mentre realizzavo questo cambio di scena, sua madre mi era già prossima …

La donna guardava la sua bambina. Sembrava volesse essere sicura che non ci vedesse…

Mi posò la sua mano sulla spalla.

Avvertii in quel momento che non ero più bloccato.

La bambina stava scrivendo sul terreno, ne ero certo…

 

La signora si avvicinò repentinamente al mio viso.

Venni completamente circondato dal suo profumo…

Diede uno sguardo veloce di nuovo alla figlia…

 

E mi baciò…

 

(Fine Parte 1)

 

Diego Fanelli

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