venerdì 20 febbraio 2009

Sintesi e Cittadinanza - n° 3 - 20/02/2009

Qualche volta mi chiedo come morirò…

E tutte le volte mi dico: “ma come puoi darti una risposta?”

Tra l’altro mi sembra una cosa così crudele che la mia vita possa spegnersi. Allora perché sono nato? Un senso di rabbia mi pervade, produce in me l’esigenza di cercare un “colpevole”. La natura? L’idea di me come un’associazione, seppur abbastanza strutturata, di un intruglio di elementi biologici mi disarma, ma quantomeno mi priva del cogliere una volontà creatrice cattiva; magari solo un’ironica sorte chimica…

Oppure un Dio?

Beh, considerando che allora sono nato per poi morire, sinceramente, mi inizierebbe a montare un certo fastidio all’idea di essere stato concepito per poi dover lasciare la mia esistenza, a Dio piacendo.

Allora sono incazzato con Dio?

No, nella misura in cui mi sento libero. Se discendo da una volontà divina, la consapevolezza che mi sia stata data la libertà, perfino di negare essa stessa (l’esistenza di Dio), mi suggerisce una certa serenità.

Insomma, sarebbe sul serio che questo Dio mi ha “donato”, “veramente”, “totalmente” la mia vita…

Questo dice la mia coscienza, la mia riflessione, la mia presenza a me stesso, mente-corpo.

E se perdessi tale peculiarità mentale?

Grandissima altra questione. Anche qui: “ma come puoi darti una risposta?”

Di fronte a tale disarmante domanda, io mi fermo, e aspirando ad una condotta vicina ad un Dio umano, che sento prossimo alla persona, cedo il passo alla libertà di ognuno.

Ieri (19/02/2009), in commissione Senato è passato il ddl Calabrò, il testamento biologico proposto dal governo di centrodestra e che ha purtroppo spaccato l’opposizione.

Dice, in sostanza, che io non sono libero di fornire, avendo la certezza che vengano rispettate, per me stesso, le indicazioni sul trattamento del mio corpo in previsione di una mia eventuale fine vita, in stato di incoscienza.

Si utilizza Dio per impedirmelo.

Ritengo, al contrario, che il dono vero di Dio, qualora esista, sia l’amore nella libertà concessami, estrema a tal punto da poter negare la sua stessa esistenza.

Perché la vera riflessione è quella fatta nella libertà.

Ognuno esponga le proprie idee, fecondi ogni pensiero. Accenda il dibattito. Ma tutto ciò alimenti il percorso della scelta, non diventi “la scelta” stessa.

Altrimenti, sotto l’espressione “dono di Dio”, può nascondersi la “possessione degli altri”, di questa mia vita, “indisponibile”.

Giudico (al contrario, di nuovo) “indisponibile” la mia vita, per la quale devo accettare “indisponibilmente”  il ciclo “vita-morte”.

Art. 32 della Costituzione: Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

                                                                       Diego Fanelli

2 commenti:

  1. eccomi qui...a riassaporare le belle cose piccole della vita, di cui per un po' di tempo "mi" sono privato.ti leggo per la prima volta sul blog anche se, ahimè (scherzo!), ti ho sentito ogni giorno...una tra le due persone che più mi ha vissuto in questo periodo.
    hai ragione...sembra tutto così paradossale, non tanto il fatto che un'Entità ci abbia dato qualcosa per poi toglierla come se fosse un dispetto, ma che ci sia vietata la scelta... purtroppo non solo quella di decidere se lasciar morire una vita che vita non lo è più, ma di decidere e basta! "cosa vuoi fare? non importa, non lo puoi fare lo stesso!" sembra che ci stiano dicendo proprio questo...
    fino a quando accetteremo? forse ci faremo,meglio, continueremo a farci vivere. come questo Paese ha sempre fatto!

    e se ne vaaa!!!anche il latino se ne vaaa!(un bel coro ultrà da studente deluso).
    jeanval

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  2. Ciao jeanval!
    Molto importante il tuo intervento,
    un abbraccio

    Diego

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