lunedì 23 febbraio 2009

Sintesi e Cittadinanza - n° 4 - 23/02/2009

Leggendo un po’ mi sono imbattuto in un esempio di osservazione, la condizione emblematica di ogni viaggiatore. Montesquieau utilizzò l’esperienza di due turisti di ritorno dall’oriente per specificare l’influenza del clima asiatico sulla condizione giuridica-istituzionale di quei luoghi. I viaggiatori, al ritorno, giunsero alla conclusione che il clima caldo, rendendo gli uomini del posto indolenti e destinati alla “mollezza”, trasformava il luogo in fucina del dispotismo. Il messaggio era quello di considerare i fatti giuridici lungi dall’essere pienamente risultato del libero arbitrio, ma toccati anche, e in relazione, da fatti extragiuridici: quali clima, in questo caso, ma non solo.

Da cittadino-osservatore ho posto l’eventualità che la deriva verticistica, eccessivamente leaderistica, che il nostro paese vive, oserei dire una venerativa attesa e pretesa nei confronti di un solo uomo o di un gruppo ristretto, derivi anche (prendendo in prestito l’esempio di Montesquieau) da una condizione extragiuridica di “demandamento” intellettivo.

Un popolo (con le dovute eccezioni, ovvio), continuamente bombardato da una distorta comunicazione della realtà (a beneficio di una “immagine” della realtà), smette di essere cittadino “consapevole-maturo” incominciando ad essere “tifoso”. Tifoso venerante l’oggetto destinatario della natura del suo essere: la squadra, e ad essa delegante ogni sua necessità.

Non avendo coltivato gli strumenti di critica intellettualmente validi, per suo dolo, ma anche per forzatura “d’ambiente”, egli, ripeto, “demanda”, lasciando che le sue espressioni siano al più sussulti emotivamente forti, con il pericolo, in alcune circostanze, di reazioni rozze e pericolose quando tragicamente “semplificatrici”.

L’eccessiva verticizzazione-oligarchica delle decisioni e delle comunicazioni, azzerate di fatto le prerogative del parlamento e, messa in forte crisi la libertà di informazione e il diritto di pubblica opinione (ricorsi continui alla decretazione d’urgenza; i numerosi conflitti d’interesse del premier che, nonostante, decide e decide; la pubblicità; gli organi di informazione; la stretta incredibile sulle intercettazioni, l’oscurantismo circa la libertà dei giornalisti; ecc.), sono il risultato sia di una scelta degli stessi “oligarchi” eletti dal popolo, ma anche basata sulla consapevolezza che il popolo ha “demandato” (sentiamo spesso i politici dire “il popolo ci ha dato un mandato preciso”), un mantra “assolutorio a prescindere” di ogni azione intrapresa che attesta la certificazione di “oligarchia”.

Tutto ciò consente la manipolazione delle nostre aspettative e delle nostre pretese nei confronti di chi ci governa, nonché la nostra percezione della realtà. Chi è al potere, dal canto suo, può di conseguenza pensare più all’immagine di sé che alla sostanza di sé. Pensasse più a quest’ultima, si porrebbe necessariamente nella più difficile condizione di considerare maggiormente le proprie responsabilità.

Invece, l’immagine di sé, deresponsabilizza le proprie azioni e al contempo fa “sembrare” responsabili.

Un esempio corrente?

Le ronde.

In uno Stato di diritto la garanzia della sicurezza è, e deve essere, prerogativa dello Stato stesso (lo Stato, in quanto rappresentazione di tutti i cittadini – Art. 1 della Costituzione Italiana). E’ una conformazione che tutela al meglio ogni aspetto sulla bilancia delle garanzie.

Stabilire per legge (articolo 6 dell’attuale decreto sulla sicurezza del governo) che i cittadini possono associarsi per “un piano straordinario di controllo sul territorio”, produce, a mio avviso: delegittimazione, frustrazione delle forze dell’ordine; allontanamento di fatto del senso di appartenenza e di fiducia nei confronti dello Stato come garante dei diritti inviolabili della persona; pericolose percezioni di “legittimità” dell’azione persecutoria ad opera delle “ronde” verso non già i colpevoli, ma verso chi gli è “affine” (per colore della pelle, per orientamento sessuale, per diversa professione di fede, ecc.).

Berlusconi, pur affrettandosi a dichiarare i reati come in diminuzione (altrimenti il “viso” del suo governo, risulterebbe meno appetibile), giustifica il ricorso a tale “strumento” come la necessità di rispondere alla grande furia collettiva che i tragici ultimi eventi hanno alimentato. Ecco l’immagine, quando bisognerebbe far fronte alla domanda di sicurezza con quanto già disponibile in democrazia.

“Ma il territorio non è vigilato”, mi si obietterebbe. Risposta: condivido. Ma un governo, che ha tagliato la spesa destinata alle forze dell’ordine, impedendone l’operatività, ricorrendo ad un provvedimento del genere mischia ancora una volta la “realtà-responsabilizzante” con l’ “immagine-rassicurante”.

In questo caso, lo Stato, per il tramite dei suoi rappresentanti più elevati, “demanda” al “demandante” (il cittadino – tifoso) ciò che è suo preciso dovere garantire.

“Ma chi sarà impegnato nelle ronde lo farà per la “giustizia””; anche questo mi si potrebbe obiettare.

Ma un cittadino abituato a “demandare”, sarà con più facilità, nell’atto di giudicare, dominato dai suoi istinti di “tifoso” o permeato dai valori di un cittadino giusto?

La responsabilizzazione di tutti noi cittadini, lo studio, l’attenzione matura, piuttosto che essere un mero esercizio intellettuale, rappresenta l’unica incalzante vigilanza che ci possa riportare a parlare della “realtà” e non dell’ “immagine di essa”, obbligando chi ci governa ad assumere gli atteggiamenti più consoni a rispondere ad una legittima esigenza di ognuno circa la domanda sicurezza.

Che quest’ultima sia portata al centro dell’attenzione. Ma nei modi opportuni. Per il bene di tutti.

  Diego Fanelli

2 commenti:

  1. Un popolo (con le dovute eccezioni, ovvio), continuamente bombardato da una distorta comunicazione della realtà (a beneficio di una “immagine” della realtà), smette di essere cittadino “consapevole-maturo” incominciando ad essere “tifoso”.
    Non può esserci nulla di più vero,e purtroppo stiamo diventando una vera e propria "curva", pronti a esaltare i nostri idoli e 5 minuti dopo inveire contro gli stessi...per poi dimenticare il giorno seguente e tornare a esaltarli come eroi.
    E' proprio vero che "la storia da i brividi", ma il suo costante ripetersi puntualmente, senza memoria, inizia a preoccuparmi...
    Diego, ora più che mai è arrivato il momento di essere cittadini responsabili e meno tifosi.Vero...
    Jeanval

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  2. Si, è quello che cerco di ripetermi ogni giorno per evitare di "non accorgermi più di niente" (lo disse Peppino Impastato)

    Un abbraccio

    Diego

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